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Vino dealcolato, una nuova tendenza

Negli ultimi anni il vino dealcolato ha smesso di essere un esperimento di nicchia per trasformarsi in una tendenza strutturata del mercato beverage. A guidare questo cambiamento sono soprattutto i nuovi comportamenti d’acquisto — soprattutto nelle fasce più giovani — e un’attenzione crescente a salute e situazioni d’uso in cui l’alcol è sgradito (come, per esempio, il mettersi alla guida). A livello globale le previsioni confermano ritmi di crescita rapidi, mentre in Italia si è finalmente aperto uno spiraglio normativo che permette alle imprese di sperimentare e posizionarsi.

Il quadro normativo sul vino dealcolato: cosa cambia in Italia

Dal 20 dicembre 2024 (Decreto Ministeriale n. 672816) l’Italia ha introdotto una disciplina che consente la produzione e la commercializzazione di vini dealcolati, definendo limiti e modalità di etichettatura (per esempio la soglia dello 0,5% vol. come criterio per la categoria “dealcolato”), insieme a restrizioni e tutele per le denominazioni. L’entrata in vigore del decreto ha comunque rimosso un ostacolo tecnico importante per le aziende italiane, allineando il Paese alle previsioni europee.

Chi spinge la domanda e perché

Le ricerche più recenti disegnano un consumatore giovane, curioso e orientato al benessere: indagini condotte da Federvini (con TradeLab) e studi internazionali evidenziano che la fascia 23–34 anni è particolarmente ricettiva. Pur essendo ancora bassa la quota di chi ha già provato questi prodotti, una percentuale significativa dichiara l’intenzione di avvicinarvisi e la conoscenza del segmento è ormai consolidata. I driver principali sono curiosità, cambiamento dello stile di vita e la volontà di limitare l’assunzione di alcol, senza rinunciare però ai rituali e piaceri legati al consumo di bevande native alcoliche.

Dimensioni del mercato e trend

A livello globale diverse analisi di mercato rilevano forti prospettive di crescita: secondo una stima di Fact.MR il mercato del vino non-alcolico passerà da pochi miliardi a valori significativamente maggiori entro il 2035, con tassi di crescita annui rilevanti. Allo stesso tempo l’Osservatorio UIV–Vinitaly (su base IWSR) fotografa il segmento No-Lo (no e low alcohol) come un segmento in rapido sviluppo con concentrazione delle vendite in pochi mercati chiave (USA in testa). In Italia il consumo rimane oggi marginale, ma con tassi di crescita molto elevati proprio perché si parte da basi molto basse: è quindi un’occasione per le cantine che sapranno muoversi per tempo.

L’importanza della comunicazione e del packaging

Quando un prodotto è nuovo o rinegozia il significato di una categoria consolidata, come in questo caso il vino, la qualità sensoriale è indispensabile ma non sufficiente. Serve che il mercato capisca esattamente cosa sta comprando, in quali occasioni consumarlo e perché scegliere proprio quel prodotto. Il packaging, quindi, è il primo punto di contatto: attraverso l’etichetta possiamo trasmettere fiducia, informazioni e promessa emozionale, tutte funzioni essenziali per il lancio di un nuovo prodotto.

Cosa aspettarsi dal vino dealcolato

Il vino dealcolato non è una moda passeggera: norma, numeri e consumatori indicano che il segmento crescerà e si strutturerà. Per le cantine italiane è un’opportunità strategica, a patto che il prodotto sia di qualità e che la comunicazione e il packaging sappiano spiegare chiaramente il valore offerto. Chi saprà coniugare rigore normativo, qualità sensoriale e un racconto contemporaneo potrà trasformare questa tendenza in una nuova linea di ricavo e fidelizzazione.