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	<title>graphic design Archivi - Studio Rindi Adv</title>
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	<description>Comunicazione e Design</description>
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	<title>graphic design Archivi - Studio Rindi Adv</title>
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		<title>L’intelligenza artificiale generativa sta abbassando la barriera all’entrata di molte professioni.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Rindi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 09:13:10 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni, la diffusione sempre più capillare di strumenti di intelligenza artificiale generativa sta trasformando il modo in cui vengono prodotti contenuti, software e materiali di comunicazione. Oggi basta una semplice applicazione accessibile online per creare un logo, scrivere testi, generare immagini, progettare siti web o sviluppare codice. Attività che, fino a poco tempo fa, richiedevano anni di studio, esperienza e competenze tecniche specifiche sono diventate improvvisamente accessibili ai più.<br>Da un lato, questo rappresenta un’evoluzione straordinaria. L’IA generativa è uno strumento potente, capace di accelerare processi, aumentare la produttività e supportare il lavoro creativo e tecnico in modi fino a poco tempo fa impensabili. Dall’altro lato, però, sta emergendo un fenomeno sempre più evidente: l’abbassamento della barriera all’entrata di molte professioni sta creando un mercato saturo di prodotti mediocri e figure improvvisate, che si presentano come professionisti senza tuttavia possedere una vera preparazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando “accettabile” non significa “professionale”</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel settore tech e nella comunicazione digitale questo cambiamento è particolarmente evidente: persone che fino a ieri non avrebbero saputo utilizzare un software di grafica o scrivere una riga di codice, oggi riescono a produrre contenuti e strumenti apparentemente validi grazie all’IA, e spesso questi risultati sono sufficientemente convincenti da essere commercializzati.<br>Il problema è che “funzionare” non significa necessariamente essere progettati bene. Un sito web può sembrare moderno, ma essere fragile dal punto di vista tecnico, così come un contenuto può sembrare efficace, ma al tempo stesso rivelarsi omologato e quindi incapace di trasmettere il vero valore di una brand. E quando il mercato si riempie di prodotti costruiti velocemente, e senza una vera competenza alle spalle, diventa poi sempre più difficile distinguere la qualità dalla semplice apparenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rischio dell’omologazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Molte aziende, comprensibilmente, scelgono la soluzione più economica e immediata, ovvero accontentarsi del risultato che sembra, lì per lì, funzionare, ma nel lungo periodo questa scelta rischia di avere un costo molto più alto: l’omologazione. L’utilizzo massivo dell’IA senza una guida professionale tende a produrre comunicazioni sempre più simili tra loro: stessi toni, stessi layout, stessi schemi, stessi linguaggi. Il risultato è un progressivo appiattimento dell’identità aziendale, e quando tutti comunicano nello stesso modo, differenziarsi diventa estremamente difficile. Le marche perdono di riconoscibilità e, di conseguenza, di valore percepito. Per il cliente finale, un’azienda finisce per apparire uguale a tutte le altre.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’IA non sostituisce la competenza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema non è l’intelligenza artificiale in sé, anzi, l’IA è un ottimo strumento, quando usato da professionisti competenti. Il vero nodo è la convinzione, sempre più diffusa, che questa possa sostituire completamente cultura, creatività ed esperienza umane.<br>In realtà, infatti, il valore emerge quando l’IA viene utilizzata da professionisti veri, da persone che hanno studiato, fatto esperienza sul campo e sviluppato capacità critiche sufficienti per guidare lo strumento, non per subirlo.<br>Perché un professionista non si limita a “generare”: sa interpretare, correggere, personalizzare, prevedere problemi e soprattutto evitare errori potenzialmente dannosi (del tipo economico e reputazionale, per esempio) che un utilizzo superficiale dell’IA può facilmente causare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il valore dell’esperienza resta centrale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’intelligenza artificiale continuerà a evolversi e a diventare sempre più presente all’interno delle professioni creative e tecniche. Ignorarla sarebbe un errore, ma un altro errore, forse ancora più grave, è pensare che tecnologia e professionalità siano intercambiabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Affidarsi a professionisti con esperienza significa avere accanto persone capaci di prendere decisioni consapevoli, costruire strategie solide e utilizzare gli strumenti tecnologici nel modo corretto, senza subirli.<br>Per questo oggi è sempre più importante saper distinguere tra chi improvvisa e chi invece è un vero professionista. Perché la creatività non è mera riproduzione, e progettare non è accontentarsi del primo risultato buono dato da un prompt.</p>
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		<title>Vino dealcolato, una nuova tendenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Rindi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Oct 2025 10:50:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contemporary]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni il vino dealcolato ha smesso di essere un esperimento di nicchia per trasformarsi in una tendenza strutturata del mercato beverage. A guidare questo cambiamento sono soprattutto i nuovi comportamenti d’acquisto — soprattutto nelle fasce più giovani — e un’attenzione crescente a salute e situazioni d’uso in cui l’alcol è sgradito (come, per esempio, il mettersi alla guida). A livello globale le previsioni confermano ritmi di crescita rapidi, mentre in Italia si è finalmente aperto uno spiraglio normativo che permette alle imprese di sperimentare e posizionarsi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il quadro normativo sul vino dealcolato: cosa cambia in Italia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 20 dicembre 2024 (Decreto Ministeriale n. 672816) l’Italia ha introdotto una disciplina che consente la produzione e la commercializzazione di vini dealcolati, definendo limiti e modalità di etichettatura (per esempio la soglia dello 0,5% vol. come criterio per la categoria “dealcolato”), insieme a restrizioni e tutele per le denominazioni. L’entrata in vigore del decreto ha comunque rimosso un ostacolo tecnico importante per le aziende italiane, allineando il Paese alle previsioni europee.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi spinge la domanda e perché</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le ricerche più recenti disegnano un consumatore giovane, curioso e orientato al benessere: indagini condotte da Federvini (con TradeLab) e studi internazionali evidenziano che la fascia 23–34 anni è particolarmente ricettiva. Pur essendo ancora bassa la quota di chi ha già provato questi prodotti, una percentuale significativa dichiara l’intenzione di avvicinarvisi e la conoscenza del segmento è ormai consolidata. I driver principali sono curiosità, cambiamento dello stile di vita e la volontà di limitare l’assunzione di alcol, senza rinunciare però ai rituali e piaceri legati al consumo di bevande native alcoliche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dimensioni del mercato e trend</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A livello globale diverse analisi di mercato rilevano forti prospettive di crescita: secondo una stima di Fact.MR il mercato del vino non-alcolico passerà da pochi miliardi a valori significativamente maggiori entro il 2035, con tassi di crescita annui rilevanti. Allo stesso tempo l’Osservatorio UIV–Vinitaly (su base IWSR) fotografa il segmento No-Lo (no e low alcohol) come un segmento in rapido sviluppo con concentrazione delle vendite in pochi mercati chiave (USA in testa). In Italia il consumo rimane oggi marginale, ma con tassi di crescita molto elevati proprio perché si parte da basi molto basse: è quindi un’occasione per le cantine che sapranno muoversi per tempo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’importanza della comunicazione e del packaging</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando un prodotto è nuovo o rinegozia il significato di una categoria consolidata, come in questo caso il vino, la qualità sensoriale è indispensabile ma non sufficiente. Serve che il mercato capisca esattamente cosa sta comprando, in quali occasioni consumarlo e perché scegliere proprio quel prodotto. Il packaging, quindi, è il primo punto di contatto: attraverso l’etichetta possiamo trasmettere fiducia, informazioni e promessa emozionale, tutte funzioni essenziali per il lancio di un nuovo prodotto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa aspettarsi dal vino dealcolato</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il vino dealcolato non è una moda passeggera: norma, numeri e consumatori indicano che il segmento crescerà e si strutturerà. Per le cantine italiane è un’opportunità strategica, a patto che il prodotto sia di qualità e che la comunicazione e il packaging sappiano spiegare chiaramente il valore offerto. Chi saprà coniugare rigore normativo, qualità sensoriale e un racconto contemporaneo potrà trasformare questa tendenza in una nuova linea di ricavo e fidelizzazione.</p>
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		<title>Loghi generati dall&#8217;IA: perché evitarli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Rindi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Sep 2025 10:12:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Con la diffusione degli strumenti di intelligenza artificiale generativa, oggi chiunque può realizzare un logo in pochi secondi, semplicemente scrivendo una descrizione in un prompt. Un’innovazione che incuriosisce, affascina e, in alcuni casi, sembra persino risolvere in maniera rapida un’esigenza [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Con la diffusione degli strumenti di intelligenza artificiale generativa, oggi chiunque può realizzare un logo in pochi secondi, semplicemente scrivendo una descrizione in un prompt. Un’innovazione che incuriosisce, affascina e, in alcuni casi, sembra persino risolvere in maniera rapida un’esigenza concreta.<br>Noi di Studio Rindi ADV crediamo che le nuove tecnologie possano essere un valido supporto al lavoro creativo. Non demonizziamo l’intelligenza artificiale: al contrario, la consideriamo uno strumento prezioso, se utilizzato correttamente. Quello che critichiamo è l’uso improprio che ne viene fatto da chi, senza competenze professionali, si affida all’IA per sostituire il lavoro del designer.<br>È qui, infatti, che nascono i problemi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Logo e marca: due concetti diversi</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Il primo equivoco riguarda il significato stesso di logo. Spesso le persone lo confondono con la marca, ma le due cose non coincidono.<br>La marca è un sistema complesso, formato da diversi elementi strettamente interconnessi tra loro: naming, colori, tono di voce, identità visiva, posizionamento strategico… Il logo è solo uno degli ingranaggi di questo meccanismo, importante ma non autosufficiente.<br>Un logo creato da un’IA, senza una visione di insieme, rischia di essere un segno grafico isolato, privo del contesto che lo rende davvero efficace.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rischio di somiglianze e copiature</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Un altro aspetto cruciale è quello legale.<br>Un professionista, prima di disegnare un logo, studia il mercato e analizza la concorrenza per evitare sovrapposizioni pericolose. Questo passaggio – chiamato ricerca di anteriorità – è fondamentale per prevenire contestazioni o, peggio, cause legali, difatti molte volte il designer si appoggia a studi legali specializzati.<br>Un software di intelligenza artificiale, invece, non crea da zero. Elabora immagini basandosi sui dati con cui è stato addestrato, prendendo spunto da migliaia di loghi già esistenti. Il rischio è quindi altissimo: anche se apparentemente nuovo, un logo generato dall’IA può risultare molto simile a marchi già registrati.<br>Per settori dove la registrazione del marchio è obbligatoria – come la gioielleria, per esempio – questo può tradursi in un vero e proprio boomerang: il logo viene respinto, invalidando l’intero investimento fatto sull’immagine aziendale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Creatività e strategia: ciò che l’IA non può sostituire</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Un logo non è solo un disegno. È la sintesi visiva di un’identità, il punto di incontro tra valori, missione e posizionamento dell’azienda. Richiede ricerca, analisi, sensibilità culturale e creatività strategica: elementi che nessuna IA può sostituire.<br>Gli strumenti generativi possono accelerare alcune fasi del lavoro creativo, ma non possono dare visione, originalità e soprattutto responsabilità professionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’IA è un’alleata, non una sostituta.<br>Affidarsi a strumenti di intelligenza artificiale senza la guida di un professionista significa correre rischi inutili, dalla perdita di unicità alla possibilità di vertenze legali.<br>Il consiglio, quindi, è chiaro: per la creazione di un logo – e più in generale per la costruzione di un’identità di marca – è fondamentale rivolgersi a chi ha le competenze per garantire un lavoro unico, coerente e protetto.<br>Solo così un logo diventa ciò che deve essere: il segno distintivo di una storia, non un’immagine qualsiasi generata in pochi secondi.</p>
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		<title>La trappola del “fai-da-te” digitale: perché la democratizzazione degli strumenti grafici mette a rischio l’identità di marca</title>
		<link>https://www.studiorindiadv.it/rischio-identita-marca/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Rindi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Sep 2025 10:38:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Design]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni si è parlato molto di brand image: costruire un’immagine di marca forte, riconoscibile e coerente è diventato un obiettivo imprescindibile per qualunque azienda. Quello di cui si parla meno, però, è la fase successiva e più delicata: il mantenimento di quell’immagine nel tempo.<br>A prima vista, potrebbe sembrare un passaggio scontato: una volta definita l’identità visiva e verbale di una brand, viene naturale pensare che resterà intatta. Ma la realtà è ben diversa, soprattutto in un’epoca in cui la grafica e la fotografia sono diventate alla portata di tutti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La democratizzazione degli strumenti creativi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">App e piattaforme online intuitive hanno reso possibile a chiunque creare in autonomia contenuti grafici, video o fotografici. Basta un cellulare per avere a disposizione strumenti un tempo riservati ai professionisti. Questo fenomeno, se da un lato è positivo perché dà alle aziende più velocità e autonomia, dall’altro nasconde un rischio: la tentazione del fai-da-te comunicativo.<br>Pubblicare un post, una grafica o un video autoprodotto sembra una soluzione pratica, veloce ed economica. Il problema è che molto spesso questi contenuti, pur benintenzionati, non rispettano il linguaggio visivo e strategico della marca.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando l’identità si spezza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una brand è fatta di tanti elementi – colori, font, tone of voice, stile fotografico – progettati per funzionare insieme e creare un’esperienza unica e riconoscibile. È questa coerenza che permette di rimanere impressi nella memoria delle persone e di consolidare nel tempo una percezione precisa del marchio.<br>Potrebbe essere sufficiente, però, anche un solo contenuto non in linea per incrinare questa percezione. Un post troppo diverso, una grafica improvvisata, un video realizzato senza una regia coerente: tutti elementi che possono generare confusione nel pubblico e indebolire il posizionamento. Quando il linguaggio non è più uniforme, la fiducia vacilla.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo dei professionisti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo è importante che le aziende resistano alla tentazione di pubblicare contenuti “perché piacciono” o “perché sembrano belli”. La comunicazione di marca non si misura sul gusto personale, ma sulla coerenza con gli obiettivi e i valori aziendali.<br>Ecco perché la figura del professionista resta imprescindibile: non solo per creare, ma anche per custodire e preservare l’identità della brand nel tempo. Questo vale anche quando si collabora con fornitori esterni: è fondamentale che tutti i materiali vengano sviluppati nel rispetto del brandbook e in sinergia con chi ha progettato l’identità originale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un investimento a lungo termine</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La coerenza visiva e comunicativa non è un dettaglio estetico, ma un investimento strategico. Salvaguardare l’identità di marca significa proteggere la percezione del pubblico, mantenere credibilità e garantire continuità agli obiettivi aziendali.<br>In un mondo in cui tutti possono creare contenuti, la differenza non la fa chi pubblica di più, ma chi riesce a farlo in modo coerente, riconoscibile e memorabile.</p>
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		<title>Il design nei menu</title>
		<link>https://www.studiorindiadv.it/il-design-nei-menu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Rindi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Dec 2021 12:22:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Design]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È capitato a me come a voi – immagino – di mangiare in tantissimi posti, e non ricordo di aver mai visto due menu uguali tra loro nel design. A dire il vero, è molto difficile che un menu rimanga [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">È capitato a me come a voi – immagino – di mangiare in tantissimi posti, e non ricordo di aver mai visto due menu uguali tra loro nel design. A dire il vero, è molto difficile che un menu rimanga impresso in memoria.<br>Questo perché è abbastanza comune la credenza che il menu sia un accessorio, un dettaglio dimenticabile che non porta valore aggiunto all’esperienza di un pranzo o una cena.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo davvero sicuri che sia così?</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un aneddoto</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Una norcineria abbarbicata su uno sperone di roccia nel mezzo di un torrente in montagna offre il servizio al tavolo. Tavoli di legno grezzo, laccati con colori pastello, distribuiti sotto a tralci di vite per tutto l’ampio cortile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I tavoli sono spartani, le stoviglie tutte diverse tra di loro… e il menu è stampato direttamente sulla tovaglietta di carta. Un menu semplice, lineare, in doppia lingua italiano/inglese. Me lo ricordo, quel menu, e non perché sia particolarmente bello o aggraziato, o elegante o sofisticato. Nemmeno perché è brutto, no. Lo ricordo perché è parte integrante dell’esperienza offerta dal locale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il design del menu come valore esperienziale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il design e la cura della grafica nei menu dà valore implicito ed esplicito all’esperienza globale che si vive all’interno del locale. Infatti, quando si pranza o si cena fuori, non è mai “solo mangiare”: si vive un momento diverso in uno spazio comune che non è il nostro, con un arredamento di un certo tipo, dei suoni, della musica o delle chiacchiere; ci sono un’apparecchiatura e un servizio specifici e su misura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel contesto di un’esperienza globale che coinvolge tutti i sensi di una persona, il menu non è un dettaglio dimenticabile che può essere affidato alle cure automatiche di un <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=&amp;cad=rja&amp;uact=8&amp;ved=2ahUKEwi74oy1y8L0AhVPzqQKHctaDMwQFnoECAMQAQ&amp;url=https%3A%2F%2Fit.wikipedia.org%2Fwiki%2FEditor_di_testo&amp;usg=AOvVaw2A1QVFGAHnjvrVwOhJcL89">editor di testo</a>, perché è proprio parte integrante del contesto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il menu, con la sua rappresentazione grafica, comunica in maniera esplicita l’offerta del locale, mentre in maniera implicita racconta che tipo di esercizio è quello in cui si è entrati. Per questo è importante che sia in linea con l’identità del locale e con eventuali atmosfere tipiche stagionali o festive, come Natale, Capodanno ecc.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza del design del menu</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il design del menu, quindi, è tanto importante poiché si fa garante dei valori espressione dell’attività cui è legato, ma non per questo deve risultare ostico o complicato da consultare. Deve essere fruibile, e come tutti gli elementi grafici è tanto più efficace quanto più è semplice e intuitivo, quindi usabile per l’utente che vuole ben capire cosa potrà mangiare, quali sono gli ingredienti dei piatti e quanto dovrà spendere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In sostanza, un buon design del menu è parte di un un progetto di comunicazione che aiuta il cliente a vivere un’esperienza, a ordinare con più facilità e consapevolezza, nonché aumenta la possibilità che porti con sé il ricordo di dove è stato.</p>



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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Beatrice Spada</p></blockquote>


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<figure class="alignright size-medium"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="212" height="300" src="https://www.studiorindiadv.it/wp-content/uploads/2021/12/BAR_13-212x300.jpg" alt="" class="wp-image-4930" srcset="https://www.studiorindiadv.it/wp-content/uploads/2021/12/BAR_13-212x300.jpg 212w, https://www.studiorindiadv.it/wp-content/uploads/2021/12/BAR_13-724x1024.jpg 724w, https://www.studiorindiadv.it/wp-content/uploads/2021/12/BAR_13-768x1087.jpg 768w, https://www.studiorindiadv.it/wp-content/uploads/2021/12/BAR_13-806x1140.jpg 806w, https://www.studiorindiadv.it/wp-content/uploads/2021/12/BAR_13-558x789.jpg 558w, https://www.studiorindiadv.it/wp-content/uploads/2021/12/BAR_13-655x927.jpg 655w, https://www.studiorindiadv.it/wp-content/uploads/2021/12/BAR_13.jpg 1080w" sizes="(max-width: 212px) 100vw, 212px" /><figcaption>Articolo tratto da BAR Abruzzo e Molise, n°13</figcaption></figure>
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		<title>Packaging e contenuto</title>
		<link>https://www.studiorindiadv.it/packaging-e-contenuto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Rindi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Dec 2021 11:45:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph">Quando ci troviamo a dover acquistare per la prima volta un qualsiasi prodotto, siamo spesso disorientati davanti all’abbondanza di proposte disponibili. A condizionarci nella scelta non sono solo il costo e la marca; anche il packaging gioca un ruolo importantissimo, poiché ci trasmette differenti tipi di sensazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È di rilevanza fondamentale che il linguaggio visivo del packaging sia coerente con le aspettative del target, a seconda del tipo di prodotto. Per esempio, se siamo davanti a prodotti biologici e artigianali diamo implicitamente un valore maggiore a quello che si presenta con una confezione in carta riciclata e colorazioni naturali. Al contrario, se per esempio stessimo cercando un distillato importante, saremo catturati da un packaging classico, austero, con materiali pregiati e lavorazioni speciali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">A cosa prestare attenzione nel progetto del packaging</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli errori più comuni che si commette nella scelta del design del packaging è quello di non creare rispondenza tra lo stesso, il prezzo e il contenuto. In questo modo si confondono le intenzioni di acquisto e non si intercetta il giusto target. Questo anche se il progetto viene comunque concepito rispettando lo stile e le funzionalità che caratterizzano la tipologia merceologica specifica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Difatti, una confezione bella e ricercata esalta il contenuto, lo valorizza e crea aspettativa, ma comunque l’estetica deve essere coerente con il prezzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dovendo progettare il packaging per un prodotto di fascia media o bassa, la tentazione del designer potrebbe essere quella di volergli dare una &#8220;spinta&#8221; con un progetto grafico alternativo o innovativo. Il risultato, però, è raro che sia utile: pur catturando l&#8217;attenzione, un&#8217;iniziativa del genere porta a un&#8217;incoerenza fra il prodotto e la sua rappresentazione. Quando ciò accade, il potenziale cliente ne resta disorientato e indirizza il proprio acquisto su soluzioni più rassicuranti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stesso discorso per un prodotto di fascia alta, dove un packaging eccessivamente minimalista o futurista può non essere compreso. Se il pubblico non capisce la relazione tra la sua veste grafica e il prezzo consistente, non comprerà, preferendo affidarsi a prodotti che già conosce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è da prestare attenzione, quindi, a non creare false aspettative: un cliente deluso è molto difficile da recuperare. Allo stesso modo, la veste grafica del prodotto serve anche a incentivarne l&#8217;acquisto da parte dei venditori. Non è sufficiente, infatti, promettere una provvigione corposa per convincere un venditore ad aprire il mercato al nostro prodotto e scalzare la concorrenza già consolidata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando pensiamo al packaging, quindi, è sempre opportuno tenere a freno eccessivi sensazionalismi o facili intuizioni. Meglio investire in un <a href="https://www.studiorindiadv.it/elements/team/">professionista</a> che cadere nella trappola del fai da te, così da essere sicuri di ottenere una veste grafica che allinea prodotto e target. Questa è sempre la scelta vincente.</p>



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<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-left is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Alessandro Rindi</p></blockquote>


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<figure class="alignright size-medium"><img decoding="async" width="212" height="300" src="https://www.studiorindiadv.it/wp-content/uploads/2021/12/BAR-11-pack-212x300.jpg" alt="" class="wp-image-4904" srcset="https://www.studiorindiadv.it/wp-content/uploads/2021/12/BAR-11-pack-212x300.jpg 212w, https://www.studiorindiadv.it/wp-content/uploads/2021/12/BAR-11-pack-724x1024.jpg 724w, https://www.studiorindiadv.it/wp-content/uploads/2021/12/BAR-11-pack-558x789.jpg 558w, https://www.studiorindiadv.it/wp-content/uploads/2021/12/BAR-11-pack-655x926.jpg 655w, https://www.studiorindiadv.it/wp-content/uploads/2021/12/BAR-11-pack.jpg 764w" sizes="(max-width: 212px) 100vw, 212px" /><figcaption>Articolo tratto da BAR Abruzzo e Molise, n°11</figcaption></figure>
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